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Ciclo mestruale, amenorrea e nutrizione: quando il corpo ci sta dicendo che manca energia

Il ciclo mestruale non è soltanto qualcosa che “arriva ogni mese”.

È un importante indicatore del funzionamento dell’organismo e, quando diventa irregolare o scompare, non dovrebbe essere considerato semplicemente un inconveniente da risolvere.

Anche l’alimentazione può avere un ruolo importante.

In particolare, una disponibilità energetica insufficiente rispetto alle necessità dell’organismo può interferire con il normale funzionamento dell’asse ormonale che regola il ciclo mestruale. Questo può accadere anche in donne che non sono sottopeso e non necessariamente presentano un disturbo alimentare.

Che cos’è l’amenorrea?

Con il termine amenorrea si indica l’assenza delle mestruazioni.

Può essere:

  • primaria, quando la prima mestruazione non si è mai verificata entro i tempi attesi;
  • secondaria, quando le mestruazioni precedentemente presenti si interrompono.

L’amenorrea secondaria può avere molte cause e non deve essere automaticamente attribuita all’alimentazione.

Gravidanza, alterazioni della tiroide, iperprolattinemia, sindrome dell’ovaio policistico, insufficienza ovarica e altre condizioni devono essere valutate dal medico.

Per questo motivo l’amenorrea è una condizione da indagare, non una diagnosi che può essere fatta semplicemente osservando cosa mangia una persona.

Quando l’alimentazione può entrare in gioco?

Una delle condizioni più importanti da considerare è la bassa disponibilità energetica.

In parole semplici, può verificarsi quando l’energia introdotta con l’alimentazione non è sufficiente a coprire contemporaneamente:

  • le necessità fisiologiche dell’organismo;
  • l’attività fisica;
  • il dispendio energetico quotidiano.

Il problema, quindi, non è necessariamente “mangiare poco” in senso assoluto.

È il rapporto tra quanto introduciamo e quanto il nostro organismo necessita.

Una donna che aumenta molto l’attività fisica, riduce contemporaneamente l’apporto alimentare e mantiene questo squilibrio nel tempo può andare incontro a una condizione di bassa disponibilità energetica.

E il corpo può iniziare a ridurre alcune funzioni che non considera prioritarie per la sopravvivenza immediata, tra cui anche la funzione riproduttiva.

La letteratura descrive questo fenomeno, in particolare, nell’ambito della functional hypothalamic amenorrhea (FHA), cioè l’amenorrea ipotalamica funzionale.

Non riguarda soltanto le atlete

Quando si parla di amenorrea associata alla nutrizione si pensa spesso alle atlete.

In realtà, la bassa disponibilità energetica può verificarsi in diversi contesti.

Per esempio:

“Mangio poco perché voglio perdere peso.”

“Ho eliminato molti alimenti per paura di ingrassare.”

“Mi alleno tutti i giorni e non ho aumentato l’alimentazione.”

“Ho seguito una dieta molto restrittiva per diversi mesi.”

“Ho perso molto peso in poco tempo.”

Ma può anche accadere in donne che hanno un peso nella norma.

Il peso corporeo, infatti, da solo non permette di stabilire se l’organismo sta ricevendo energia sufficiente.

Anche una persona normopeso può trovarsi in una situazione di insufficiente disponibilità energetica.

Il ciclo che scompare non è un “vantaggio”

A volte l’assenza delle mestruazioni viene vissuta come qualcosa di positivo.

“Finalmente non ho più il ciclo.”

Oppure:

“Da quando mi alleno e sono dimagrita non mi viene più.”

Ma l’assenza del ciclo non dovrebbe essere considerata un traguardo.

Quando l’amenorrea è conseguenza di una ridotta disponibilità energetica, può essere il segnale che l’organismo sta adattando il proprio funzionamento a una situazione di stress energetico.

La funzione riproduttiva non è l’unica ad essere coinvolta.

Una condizione prolungata può avere conseguenze anche sulla salute ossea, aumentando il rischio di riduzione della densità minerale ossea e di fratture.

Il ruolo della nutrizione

Quando l’amenorrea è legata a una condizione di bassa disponibilità energetica, l’obiettivo nutrizionale non dovrebbe essere semplicemente “far tornare il ciclo”.

Il primo passo è correggere lo squilibrio energetico.

Le linee guida dell’Endocrine Society indicano come intervento centrale l’aumento dell’apporto energetico e/o il miglioramento della nutrizione, insieme alla modifica dell’attività fisica quando necessario. In alcuni casi questo può comportare anche un aumento di peso.

Questo significa che una dieta ulteriormente restrittiva non è la soluzione.

E nemmeno eliminare altri alimenti.

Al contrario, il lavoro nutrizionale deve cercare di garantire all’organismo l’energia e i nutrienti necessari.

Non sono importanti soltanto le calorie

Quando si lavora su una situazione di amenorrea associata a bassa disponibilità energetica, non basta ragionare esclusivamente sul numero di calorie.

È necessario valutare l’alimentazione nel suo complesso:

  • adeguatezza energetica;
  • distribuzione dei pasti;
  • quantità e qualità dei carboidrati;
  • adeguato apporto proteico;
  • grassi alimentari;
  • micronutrienti;
  • eventuali carenze;
  • attività fisica;
  • variazioni di peso;
  • qualità e quantità del sonno;
  • stress;
  • eventuali comportamenti alimentari restrittivi.

Il percorso deve quindi essere personalizzato.

Non esiste un alimento “che fa tornare il ciclo” e non esiste una dieta universale per l’amenorrea.

E lo stress?

Anche lo stress può avere un ruolo.

Nella valutazione dell’amenorrea ipotalamica le linee guida raccomandano infatti di considerare non soltanto alimentazione e attività fisica, ma anche stress psicologico, sonno, variazioni di peso e altri aspetti dello stile di vita.

Questo è importante perché spesso non esiste una sola causa.

Una donna può, per esempio, mangiare poco, allenarsi molto, dormire male e attraversare contemporaneamente un periodo di forte stress.

Il corpo non ragiona per compartimenti separati.

Amenorrea e dieta: attenzione al circolo vizioso

C’è poi un aspetto che considero particolarmente importante.

Una donna può iniziare una dieta per perdere peso.

Riduce le calorie.

Aumenta l’attività fisica.

Il peso scende.

Decide quindi di “fare ancora meglio” e restringe ulteriormente l’alimentazione.

Poi il ciclo diventa irregolare o scompare.

A quel punto potrebbe pensare:

“Devo dimagrire ancora.”

Ed è proprio qui che il problema può peggiorare.

Se l’amenorrea è associata a una bassa disponibilità energetica, continuare a ridurre l’introito alimentare non corregge la causa.

La strategia deve andare nella direzione opposta: ristabilire un’adeguata disponibilità energetica e interrompere il deficit quando necessario.

Quando è importante rivolgersi al medico?

L’assenza delle mestruazioni non dovrebbe essere banalizzata.

Un ciclo che si interrompe per diversi mesi richiede una valutazione medica per escludere altre possibili cause.

In caso di sospetta amenorrea ipotalamica, le linee guida raccomandano innanzitutto di escludere la gravidanza e di valutare, secondo il quadro clinico, parametri come tiroide, prolattina, LH, FSH ed estradiolo.

In presenza di amenorrea prolungata può essere necessario valutare anche la salute ossea; l’Endocrine Society suggerisce una valutazione della densità minerale ossea dopo almeno sei mesi di amenorrea, o anche prima quando esistono importanti fattori di rischio nutrizionali o scheletrici.

La nutrizionista, in questo percorso, non sostituisce il medico o il ginecologo.

Lavora insieme alle altre figure professionali per intervenire sulla componente nutrizionale e comportamentale.

Il ciclo è un segnale, non un fastidio

Il messaggio più importante è forse questo:

il ciclo mestruale è anche un indicatore di salute.

Quando cambia, diventa molto irregolare o scompare, vale la pena ascoltare quel segnale.

Non significa necessariamente che “manca qualcosa nel piatto”.

Ma significa che qualcosa merita di essere approfondito.

E quando la causa è una disponibilità energetica insufficiente, il percorso nutrizionale non consiste nel trovare la dieta perfetta per continuare a dimagrire.

Consiste nel mettere l’organismo nelle condizioni di poter tornare a funzionare correttamente.

Perché mangiare non significa soltanto controllare il peso.

Significa anche fornire energia a tutte quelle funzioni che ci permettono di stare bene.

In sintesi

Se il ciclo mestruale scompare:

non ignorarlo.

Non aumentare autonomamente la restrizione alimentare.

Non considerarlo una conseguenza “normale” dell’allenamento o del dimagrimento.

Fai una valutazione medica per comprenderne la causa.

E, quando è presente una componente nutrizionale, lavora per costruire un’alimentazione adeguata alle reali necessità del tuo organismo.

Il corpo non è una macchina da portare al massimo risparmio energetico.

Anche il ciclo mestruale può ricordarcelo.